Pastore, come stai usando le tue parole?

In base a cosa giudicheresti la maturità di un cristiano? Forse in base alla sua conoscenza della Bibbia o all’eloquenza della sua preghiera in pubblico? In base alla sua saggezza nell’affrontare le questioni spinose o alla capacità di cavarsela nelle lotte e nelle sofferenze della vita nel 21° secolo?

Potrebbe esserci una reale maturità in tutte le caratteristiche citate sopra e in molte altre ancora. Giacomo, nella sua breve lettera indirizzata alla chiesa primitiva, evidenzia tuttavia un altro elemento di enorme importanza per tutte le guide spirituali cristiane: le nostre parole.

“Poiché manchiamo tutti in molte cose. Se uno non sbaglia nel parlare è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo” (Giacomo 3:2).

Il nostro modo di parlare è il banco di prova della nostra maturità cristiana. Non sono importanti solo le  parole che diciamo in pubblico, ma anche quelle che pronunciamo in privato a nostra moglie durante la cena. A Dio importa non soltanto il sermone ma anche il commento malizioso.

Giacomo mette in evidenza due aspetti importanti delle nostre parole che dovremmo tenere a mente.

Le parole hanno un potere quotidiano 

La lingua è piccola, costituisce infatti solo un millesimo del nostro peso corporeo totale, ma ha un potere e un potenziale enorme. Giacomo la paragona al freno che si mette in bocca ai cavalli o al timone di una barca che, benché minuscolo, può guidare grandi imbarcazioni ed evitare che si schiantino sulle rocce (vv. 3–4). Ricordi la frase pronunciata da quel tuo insegnante che ti è rimasta impressa per decenni, o la conversazione con un amico le cui parole provvidenziali hanno cambiato la tua prospettiva sulla vita, o la proclamazione del Vangelo di quel collega di lavoro?

Ma il potenziale negativo della lingua è altrettanto evidente. Spesso usiamo le parole come se fossero delle armi. La metafora di Giacomo ora è quella dell’incendio di una foresta. Innescato da una singola scintilla, porta una devastazione totale (vv. 5–6). Anche se c’è un detto che dice: “bastoni e pietre possono rompermi le ossa, ma le parole non potranno mai ferirmi”, le parole possono veramente ferire. Parole pronunciate dieci anni fa possono ancora riecheggiare nella nostra mente oggi, facendoci sentire privi di valore. Come un’ombra da cui non possiamo liberarci, esse mettono in discussione il nostro senso di identità e di valore. 

La lingua è incredibilmente potente. Le nostre parole sono importanti. In media, dalla nostra bocca escono circa 30.000 parole al giorno, il che significa che abbiamo migliaia di opportunità ogni giorno per usare bene le nostre parole—usarle per fare del bene al prossimo, per portare consolazione e incoraggiamento anziché danno e distruzione. Anche l’Uomo Ragno è d’accordo nel dire che “grande potere vuol dire anche grande responsabilità”. Come usi le tue parole?

Le parole hanno un potenziale diagnostico 

Le parole hanno anche un potenziale diagnostico; vale a dire, le parole che escono da noi dicono a tutti cosa c’è dentro di noi, mostrando quello che avviene nei nostri cuori. Ti è mai capitato di dire qualcosa, e poi di voler tornare indietro e non aver mai detto quelle parole? Ti sembrava quasi di non essere stato tu a dirle? Giacomo direbbe: quello eri tu. Le nostre parole rivelano la nostra maturità come credenti.

Giacomo usa altre metafore più avanti nel brano che ci fanno capire quanto possa essere inappropriato il nostro uso delle parole: acqua dolce e salata che fuoriescono dalla stessa sorgente, un fico che produce olive, una vite che produce fichi. Che dire di una bocca che loda Dio un minuto prima e critica persone fatte a sua immagine subito dopo? “Non dev’essere così” (3:10). Cantare e adorare il Signore durante il culto domenicale e poi lamentarsi a pranzo delle persone che troviamo difficili? Non dev’essere così.

Questa discussione sulla maturità cristiana ci riporta all’inizio ed è per questo che Giacomo esorta: “non siate in molti a fare da maestri, sapendo che ne subiremo un più severo giudizio” (3:1). L’ipocrisia è pericolosa; chi parla nel nome di Cristo, benché sia al sicuro in lui, sarà giudicato in base a come ha applicato nella sua vita quelle parole.

Speranza per lingue peccatrici

Che fare allora? Mi sono spesso sentito condannato dopo aver letto questo brano, ma questa non è la reazione giusta. In realtà è un brano che offre grande speranza. Giacomo sa che combattere le nostre parole sarà una battaglia che durerà tutta la nostra vita. Egli scrive: “poiché manchiamo tutti in molte cose”, e “ma la lingua, nessun uomo la può domare; è un male continuo, è piena di veleno mortale” (3:2, 8). 

Dov’è la speranza dunque? L’indizio è nel versetto 8: nessun uomo può domare la lingua, perché nessun uomo può cambiare il cuore. Questa non sembra una buona notizia, ma lo è per noi credenti perché viviamo sotto il nuovo patto, con la legge di Dio scritta su cuori di carne rigenerati e non su cuori di pietra. In Cristo, i nostri cuori ora possono maturare e crescere a sua somiglianza. Ancora meglio, le sue parole giuste ci vengono imputate!

Dio è all’opera in noi. Il suo Spirito ci trasforma ogni giorno per farci parlare più come il nostro Salvatore. Non ti piacerebbe parlare come Gesù, usando parole che non sono mai sgarbate e incaute ma sempre controllate? Parole che portano vita? Parole come: “Neppure io ti condanno; va' e da ora in poi non peccare più” (Giovanni 8:11), o “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Luca 23:34).

Pastore, le tue parole sono potenti. Ma non sono potenti quanto le parole di Gesù. Guarda a lui, prendi il tuo diletto in lui, e riposa nelle sue parole perfette mentre annunci il suo Vangelo nel mondo.


Dan Steel è il pastore di Magdalen Road Church a Oxford, Inghilterra. Prima di ritornare nella sua città natale di Oxford, ha aiutato a fondare Grace Church Stirchley a Birmingham. Lui e sua moglie, Zoe, hanno quattro figli. Puoi connetterti con lui qui.

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