Una teologia dell’arte in due minuti

Molti di noi che hanno visto “dipinti cristiani”, guardato “film cristiani” e ascoltato “musica cristiana” potrebbero essere scettici riguardo l’arte cristiana. Come Gregory Thornbury ha ironizzato: “Il cristianesimo è il più grande di tutti i nomi, ma il più noioso di tutti gli aggettivi”.

Esiste un modo per pensare “all’arte cristiana” come a qualcosa di più di casette incantate avvolte dalla nebbia o trame artefatte dove nemici di Dio stereotipati cantano un inno strappalacrime a Gesù prima dei titoli di coda?

Io credo che esista, ma non sarà possibile produrre arte cristiana se prima non sviluppiamo una teologia dell’arte più solida. Questa è una breve traccia di quella che potrebbe essere una teologia dell’arte.

Dio è un artista

La prima volta che incontriamo Dio nella storia biblica, lo vediamo nelle vesti di un Artista. “Creò” è il primo verbo nella prima frase sulla prima pagina della Bibbia. Dal fermento creativo di Dio, i cieli e la terra vennero all’esistenza, ricchi di diversità e bellezza. Dio avrebbe potuto facilmente creare un universo monocromatico. Egli avrebbe potuto creare un universo tutto grigio—pianeti grigi, animali grigi, arcobaleni grigio su grigio in un cielo grigio. Anche le arance si sarebbero chiamate “grigie”. Questo luogo grigio avrebbe potuto essere perfettamente efficiente e funzionale da un punto di vista ingegneristico. Perché, allora, creare un universo multicolore come quello in cui viviamo? Perché lo spettro cromatico? Perché le fragole sono rosse, le arance sono arancioni e i limoni sono gialli? Perché i pesci mandarino, i pavoni e i camaleonti? Perché, come Genesi 1 ripete sette volte, “Dio vide che questo era buono”. Evidentemente, a Dio interessa non solo l’efficienza e la funzionalità. Egli si interessa anche della bellezza.

James Spiegel, professore di filosofia della Taylor University, ha osservato che quando Dio vide che ciò che aveva creato “era buono”, non stava facendo un’affermazione di tipo morale, legale, politica o discrezionale. Egli stava facendo un’affermazione di tipo estetico. Non è come dire che il bambino che ha mangiato tutte le sue verdure “era buono” perché ha obbedito alla mamma, o che la Magna Carta “era buona” per la società, o che il Grande Collisore di Adroni “era buono” per la ricerca quantistica. È più come ammirare un quadro di Tiziano o un tramonto sul Pacifico e dire: “Che bello”. E Dio fece questa dichiarazione di tipo estetico ancora prima di creare Adamo ed Eva! Ne consegue, quindi, che qualcosa può essere veramente bello anche se nessun essere umano è lì per ammirarlo e dire che lo è. La bellezza, quindi, non è semplicemente qualcosa che noi come esseri umani immaginiamo (anche se per fortuna possiamo); è anche qualcosa che noi scopriamo, qualcosa che è al di fuori di noi e che c’era anche prima di noi.

Non fabbrichiamo la bellezza. La scopriamo.

Questo significa che quando il satellite Hubble lasciò la nostra atmosfera e cominciò a inviarci immagini dello spazio, non c’era nulla di arbitrario o artificiale quando tutti, vedendole, abbiamo esclamato a bocca aperta: “Meraviglioso!” Quando noi esseri umani negli ultimi 30 anni abbiamo visto per la prima volta le tentacolari polveri color fucsia della Nebulosa di Orione, la pupilla cobalto e l’iride color rame della Nebulosa Elica e le imponenti colonne di gas oscuro della Nebulosa Aquila —con le loro macchie di fuoco rosa e le esili auree verde mare —eravamo consapevoli di non essere stati noi a fabbricare questa bellezza. L’abbiamo scoperta. Queste nebulose erano spettacolari molto tempo prima che Hubble lasciasse la nostra atmosfera, e rimarrebbero spettacolari anche se tutti noi domani dovessimo diventare ciechi.

Perché? In una visione biblica dell’universo, il motivo è che a Dio interessa la bellezza e decreta le cose belle anche quando noi non siamo in grado di farlo. La bellezza non è semplicemente negli occhi di chi guarda (noi) ma negli occhi di Colui che guarda. Secondo questa prospettiva, entriamo in questo mondo non solo per imporre il nostro sempre mutevole concetto di bellezza su qualche vuoto estetico. La bellezza è già lì, e sarà essa ad imporsi su di noi e a ridisegnare i nostri costrutti in qualcosa di più nobile, maestoso e vero, se avremo il coraggio di lasciarglielo fare.

Creatività e somiglianza a Cristo

Il primo comandamento che Dio ha dato all’uomo è stato di fare qualcosa di creativo, ossia dare un nome agli animali. Seguono i comandamenti di essere fecondi e di moltiplicarsi, di riempire la terra e di custodire la creazione—la chiamata divina di dare un senso al mondo. Più tardi Besaleel e i suoi figli realizzarono questa chiamata quando lo Spirito di Dio diede loro il gusto estetico per preparare gli arredi del tabernacolo. Il Dio di Israele non veniva adorato in un cubo scialbo, vuoto. Poi troviamo inviti ad adorare il Dio creatore in modo creativo: “Cantategli un cantico nuovo, suonate bene e con gioia”. “Salmeggiate al SIGNORE con la cetra,  con la cetra e la voce del canto”. “Lodino il suo nome con danze” (Salmi 33:3; 98:5; 149:3).

Dio non si è mai limitato alla prosa didattica quando si è rivelato ad Israele. Egli rivela verità multisensoriali, verità con carne cotta a fuoco, sangue spruzzato sugli stipiti delle porte, asini parlanti, un pesce che vomita, orsi affamati, capri erranti, serpenti crocifissi, arbusti che bruciano, tuoni, fumo, rocce, insetti, latte e miele. Egli rivela la verità usando immagini vivide: scheletri che tornano in vita, mostri marini apocalittici e panni mestruali. Poi c’è l’arte della profezia. Isaia vaga seminudo per tre anni. Osea sposa una nota prostituta.

Passando al Nuovo Testamento, scopriamo che il sapiente Creatore che abbiamo incontrato in Genesi 1 in realtà è Gesù Cristo (Giovanni 1:3; Col. 1:15–17; Ebrei 1:8–13). Nebulose che brillano nello spazio, arcobaleni, il sapore di anguria e i chicchi di caffè erano una Sua idea (in collaborazione creativa con il Padre e lo Spirito). Il Figlio prese un corpo creato. Trascorse la maggior parte della sua carriera lavorativa facendo il tekton, un artigiano in grado di realizzare progetti su piccola e grande scala usando la pietra, il legno e il metallo. Poi, quando iniziò il suo ministero pubblico, Gesù insegnò principalmente in parabole, creando immagini mentali che sono rimaste nella nostra immaginazione per più di due millenni. Il suo grande comandamento di amare Dio con tutto noi stessi include anche le parti immaginative e creative, come certamente è stato per Lui. La creatività e la somiglianza a Cristo vanno di pari passo.

Nota dell’editore: 

Il presente articolo è tratto da REFLECT: Becoming Yourself by Mirroring the Greatest Person in History (Lexham Press, 2019) di Thaddeus Williams.


Thaddeus Williams (PhD, Vrije Universiteit, Amsterdam) è professore associato di teologia sistematica presso Biola University. Il suo libro Confronting Injustice Without Compromising Truth: 12 Questions Christians Should Ask About Social Justice (Zondervan, 2020) è un bestseller. Ha insegnato giurisprudenza alla Trinity Law School, studi sulla visione del mondo a l’Abri Fellowships in Svizzera e Olanda, ed etica per la Blackstone Legal Fellowship e la Federalist Society a Washington, DC. Thaddeus vive nella California meridionale con sua moglie e i loro quattro figli. Puoi seguirlo sul suo sito internet, Facebook e Twitter.

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