La bellezza di Cristo nella nostra fragilità.
Come amare l’arte con gli occhi della fede
Recensione del libro ‘Rembrandt è sparito’ di Russ Ramsey
Di Shane Morris
Mentre leggevo il libro di Russ Ramsey Rembrandt è sparito. Imparare ad amare l’arte con gli occhi della fede, un’illustrazione di Atanasio di Alessandria, uno dei padri della chiesa vissuto nel quarto secolo, mi è venuta in mente. Ne L’incarnazione del Verbo, Atanasio paragona l’immagine di Dio negli esseri umani decaduti ad un ritratto che è stato “cancellato da macchie provenienti dall’esterno”. Egli spiega che a causa del danno che il peccato ha inflitto all’umanità, la suprema opera d’arte di Dio, la seconda persona della Trinità è dovuta diventare un uomo per restaurare la Sua immagine in noi. La Parola, che è l’immagine del Dio invisibile, è venuta sulla terra a sedersi di nuovo affinché il Suo “ritratto potesse essere rinnovato” (L’incarnazione del Verbo, cap. 14).
Ma Dio non iniziò con una tela vuota quando si parla di redenzione. Egli amava troppo la Sua immagine nell’umanità per disfarsi di noi e ricominciare da zero. Come Atanasio afferma: “Per amore del ritratto, anche la semplice tavola sul quale esso è dipinto non è gettata via, ma il contorno viene ripreso su di essa”. Gli esseri umani decaduti sono dei capolavori danneggiati, che, visti da una certa angolazione e con la luce giusta, mostrano ancora la somiglianza al loro Creatore. Anche se siamo devastati e macchiati dal peccato, dall’egoismo e dalla mortalità, assomigliamo ancora a Lui. E questa somiglianza si presenta ogni volta che lottiamo per la verità e per il bene o creiamo e celebriamo la bellezza.
Ramsey, un amante dell’arte e pastore della Christ Presbyterian Church a Nashville, Tennessee, è convinto che la bellezza in particolare abbia il potere di “risvegliare i nostri sensi al mondo così come Dio l’ha fatto e di risvegliare i nostri sensi verso Dio stesso” (14). Il fatto che credenti e non credenti siano allo stesso modo capaci di produrre bellezza significa che Dio opera attraverso portatori di immagine altrimenti incapaci per “rivelare la sua gloria”—anche in mezzo alle loro disgrazie, fallimenti morali e lotte mentali. E se c’è un posto dove possiamo facilmente trovare questo tipo di fragilità, è nella storia dell’arte e nelle vite di coloro che la creano.
Un genio finito che attinge da una bellezza infinita
Con una narrazione vivace, Ramsey ci presenta nove grandi pittori e scultori le cui intricate biografie mostrano come anche nella loro condizione decaduta, gli esseri umani mescolino la bellezza con la futilità. Michelangelo scolpisce la sua opera magna di sei tonnellate, il David, ignorando le crepe nel marmo che rispecchiano la sua vergogna sessuale. Il pennello di Caravaggio dà vita alla Bibbia mentre la sua collera e la sua intemperanza seminano morte di notte. Van Gogh riempie le sue tele di pace e luce mentre una tempesta di insicurezza e depressione oscura il suo cuore. Il dipinto più celebre di Rembrandt viene rubato, perdendosi nei venti del tempo. E Lilias Trotter sacrifica la sua carriera artistica per servire ed evangelizzare i poveri in un deserto africano.
Questi artisti e le loro opere ci mostrano il modo in cui Dio vede tutti coloro che portano la sua immagine: “completamente esposti nelle nostre mancanze”, nel nostro tormento personale e nel nostro essere sottoposti al decadimento. Ramsey vede nell’autoritratto con l’orecchio bendato di van Gogh un’immagine della nostra “miseria spirituale e relazionale”. (Per chi non lo sapesse, van Gogh notoriamente si tagliò l’orecchio durante un delirio paranoico e lo diede ad una prostituta). Questo dipinto di un uomo nel più punto basso della propria esistenza è una descrizione fedele della nostra “vergogna e bisogno di soccorso”, anche mentre, come l’angosciato maestro olandese, rifrangiamo lo splendore divino nei nostri sforzi fallaci di produrre bellezza.
Gli artisti possono impressionarci con il loro talento, ma anche il più grande genio è finito. Nelle lenti segrete che permisero a Vermeer di dipingere con precisione irreale, Ramsey vede un’umile dipendenza dagli altri, una “luce presa a prestito” che dimostra che nessuno di noi è auto-sufficiente. Abbiamo bisogno non solo di Dio ma anche gli uni degli altri, e persino i geni dipendono da qualcuno che faccia loro i pennelli. Senza l’atelier parigino che Frédéric Bazille mise a disposizione dei suoi colleghi artisti, il mondo non avrebbe mai conosciuto nomi come Degas, Renoir o Monet. Questi uomini sarebbero rimasti degli sconosciuti senza un soldo. Il talento puro non era sufficiente per loro, e non è sufficiente per nessuno di noi. Abbiamo bisogno di aiuto.
Ramsey riesce ad evidenziare queste cose rendendo allo stesso tempo la storia dell’arte leggibile come un romanzo. Le rivisitazioni originali delle vite dei personaggi biblici e dei pittori che hanno dato loro un volto ispirano ed emozionano al tempo stesso. Per troppe persone, i musei d’arte sono luoghi noiosi in cui ci si perde. Ci spostiamo da sala a sala ammirando i dipinti ma siamo incerti sul significato che i loro autori intendevano che essi trasmettessero. Questo libro ti insegnerà a vedere la vita in ogni cornice, a conoscere storie che vale la pena raccontare e difficoltà umane che rivelano molte cose su di noi come pure su impressionisti morti da tempo.
È anche degno di nota il fatto che Ramsey abbia scelto di omaggiare artisti le cui opere imitano in qualche misura la creazione. Tutti i pittori e gli scultori che egli descrive hanno prodotto scene e ritratti piuttosto noti, sia in modo crudo e realistico sia in modo stilizzato e luminoso. Non tutto quello che oggi va sotto il nome di “arte” è bello. Opere come Onement VI, My Bed e Piss Christ vanno dallo sconcertante al blasfemo. Il defunto filosofo Roger Scruton documentò questo declino e rivolse un appello al pubblico affinché si riappropriasse di una concezione più antica e nobile dell’arte e dell’architettura. Sebbene Ramsey non prenda parte a questo dibattito in questo libro, ci sono segnali che lasciano intendere che egli condivida l’avversione di Scruton per molta dell’arte moderna e postmoderna.
Riscoprire la bellezza
Rembrandt è sparito pone inoltre una sfida ai cristiani che enfatizzano la verità e la bontà trascurando la bellezza. Mentre l’arte sacra e le opere d’arte create da persone religiose un tempo hanno ispirato il mondo, oggi i cristiani si sono in gran parte ritirati “nella sfera della condotta personale e dell’assenso intellettuale” (9). Questo è un problema. L’artista e scrittore Makoto Fujimura domanda nella prefazione: “Perché l’arte?” (xiii), e la risposta di Ramsey è che la bellezza dà piena espressione alla verità e alla bontà:
La bellezza porta la ricerca della bontà oltre la mera condotta etica personale allo sforzo di fare intenzionalmente del bene agli altri. La bellezza porta la ricerca della verità oltre l’accumulo di conoscenza alla proclamazione e all’applicazione della verità in nome della cura per il prossimo. La bellezza ci attira più in profondità nella comunità. Desideriamo condividere l’esperienza della bellezza con altre persone, guardare qualcuno vicino a noi e dire: “Senti questo? Vedi questo? Quanto è bello!” (9)
E, forse più importante, la bellezza è fragile. Pensiamo alla natura effimera anche delle opere d’arte che consideriamo immortali—il David di Michelangelo, che un giorno cadrà, la Gioconda di Leonardo da Vinci, custodita a temperatura e umidità controllate per rallentarne il decadimento, o anche la cattedrale di Notre-Dame, che andò in fiamme tre anni fa sotto gli occhi del mondo. Ramsey ci ricorda che tutte le più grandi opere di bellezza umane alla fine soccomberanno alla corruzione. Infatti, il titolo del libro allude al fatto che per molte di esse, comeTempesta sul mare di Galilea di Rembrandt, questo è già successo. Nessuno sa se questo capolavoro, tagliato dalla sua cornice da ladri 32 anni fa, esiste ancora. È “sparito”—forse per sempre.
Questo sembra anche il nostro destino. Gli artisti di cui Ramsey traccia un profilo erano, come la loro arte, sballottati da tempeste di corruzione nello spirito e nel corpo. La loro fragilità e i loro errori umani offuscarono la bellezza che essi dipingevano e la bellezza dell’immagine di Dio in loro. Ma il Salvatore addormentato nella poppa della barca di Rembrandt può calmare le tempeste. Per Ramsey, non è un caso che Gesù appaia in così tante grandi opere d’arte. La ricerca umana della bellezza è per molti versi una ricerca di trascendere la nostra triste condizione—non solo di creare ma anche di manifestare una gloria che durerà. Questo significa che se noi stessi siamo delle immagini, lo dobbiamo ad un artista. E se Egli non ha ancora messo giù il suo pennello, questa è davvero una buona notizia.
Shane Morris è autore senior presso il Colson Center e conduttore del podcast Upstream, nonché co-conduttore del podcast BreakPoint. È stato una voce del Colson Center dal 2010 come coautore di molti commentari e articoli. Ha anche scritto per WORLD, The Federalist, The Council on Biblical Manhood and Womanhood e Summit Ministries. Lui e sua moglie, Gabriela, vivono con i loro quattro figli a Lakeland, Florida.
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