Andrew Peterson ci spiega perché gli artisti non sono migliori di tutti gli altri
È ormai da decenni che Andrew Peterson unisce la rara capacità di comporre musica appassionante che è allo stesso tempo completamente immersa nelle Scritture, profondamente onesta con le debolezze e il peccato che affligge tutti noi e che suscita un senso di stupore per il dono che abbiamo in Cristo. Non riesco ad ascoltare la musica di Peterson e non essere di nuovo stupito dalla realtà che Gesù ama me—che anche in mezzo alla sofferenza, al dubbio e al peccato, faccio parte di un popolo redento che appartiene a Lui per mezzo della fede e che Egli condurrà nella Sua casa. Se non conosci la musica di Peterson, ascolta “Is He Worthy?” per farti un’idea:
Il Padre ci ama veramente? (Sì, ci ama)
Lo Spirito si muove tra di noi? (Sì, si muove)
E Gesù, il nostro Messia, accoglie per sempre coloro che Egli ama? (Sì, li accoglie)
Il nostro Dio vuole dimorare ancora con noi? (Sì, vuole farlo)
Quest’anno è il 20° anniversario del tour Behold the Lamb of God—in cui la trama redentiva della Scrittura, dalla promessa di un liberatore alla venuta di Gesù, viene messa in musica. Trevin Wax lo ha definito, senza esagerazione, il “capolavoro” di Peterson, dal momento che da 20 anni a questa parte migliaia di persone hanno reso questi concerti parte del rito dell’Avvento. Per celebrare questo anniversario, Peterson pubblicherà una nuova registrazione di Behold the Lamb of God il 25 Ottobre.
Nel suo nuovo e primo libro non di narrativa, Adorning the Dark: Thoughts on Community, Calling, and the Mystery of Making (B&H), Peterson riflette sulla sua vita da musicista, sulla comunità che ha coltivato l’arte, sugli aspetti pratici della scrittura e altro. In questa sorta di memorie, vediamo un Peterson vulnerabile nella sua forma migliore —onesto con le sue mancanze e ancorato alla buona notizia che il Vangelo di Gesù Cristo è realmente vero.
Ho conversato con Peterson sul fatto che ogni cristiano è un creativo, qual è stato il consiglio di scrittura più utile che abbia mai ricevuto, che cosa vorrebbe che ogni cristiano sapesse sugli artisti, quale impatto ha avuto su di lui il tour annuale Behold of Lamb of God, e altro.
Tu sostieni che ogni cristiano è un creativo, non solo coloro che fanno musica e arte. Per i cristiani che non si considerano delle persone creative, perché enfatizzi così tanto questo punto? Quale differenza fa?
Beh, tanto per cominciare, non mi piace chiamare nessuno “un creativo”—però sì, credo che tutti siano dei creativi. Fa una bella differenza, perché questo linguaggio implica che esista una categoria speciale di persone che in qualche modo sono più creative di tutti gli altri. Questo non è assolutamente vero. I matematici sono profondamente creativi, come lo sono gli architetti, i pastori e le casalinghe. Non penso sia utile tracciare quel confine. Certo, ci sono gli artisti, ma come dice il mio amico Jonathan Rogers, l’arte costituisce solo una fetta della torta della creatività umana —e nemmeno quella più importante.
E se un pastore pensasse alla stesura del suo sermone attraverso le lenti della creatività? E se chiunque cucini a casa per la famiglia considerasse la cena del martedì un’espressione della creatività donata da Dio e guidata dallo Spirito? C’è qualcosa di ampolloso nel definirsi “un creativo”, e non avrei nessun problema se smettessimo del tutto di farlo. A volte parliamo dell’annuale conferenza Rabbit Room come di “una conferenza per tutti”. Parte del punto è quello di ricordare alle persone quell’impulso che tutti noi abbiamo dentro, in quanto portatori dell’immagine di Dio, di rendere più bello il mondo che ci circonda.
Tu scrivi che “la comunità—specialmente la comunità che mette Cristo al centro di tutto—nutre l’arte e l’arte nutre la comunità”. Come hai visto questa cosa in azione nella tua vita?
Quando mi sono trasferito a Nashville 20 anni fa, non avevo nessuna idea di quello che sarebbe stato il mio futuro. Speravo di poter crescere come compositore. Quello che non potevo prevedere era la comunità che sorse intorno a chi, come me, lottava per seguire la propria vocazione. Mi sono guardato intorno qualche anno dopo esserci trasferiti qui e mi sono reso conto che mi ero fatto degli amici per la vita, dei collaboratori per Cristo, e queste amicizie hanno superato di gran lunga qualsiasi crescita artistica io abbia sperimentato. Ma la cosa bella è stata che, dall’altro lato della medaglia, essere parte di una comunità ci ha davvero resi tutti migliori nel nostro campo artistico.
C’è quindi una relazione simbiotica tra la comunità e l’arte. Il fatto che fosse una comunità cristiana ha fatto prosperare entrambe con un cuore per il regno.
Qual è il consiglio più utile che hai ricevuto su come scrivere? E qual è il consiglio più comune che dai?
La cosa più liberatoria che abbia mai letto si trova nel libro di Anne Lamott Bird by Bird. Quando lessi il capitolo sullo scrivere delle brutte prime bozze, l’aver capito che il lavoro inizia sempre male e poi viene perfezionato, plasmato in qualcosa migliore dalla piccola comunità di redattori, correttori di bozze e amici, è stato di grande aiuto.
Quello che di solito dico alle persone è una cosa simile: Scrivi, scrivi e ancora scrivi. L’unico modo per imparare a scrivere è scrivere.
Tu chiami l’onestà, la verità e la bellezza “la triade della buona arte cristiana”. Come mai?
Questo pensiero mi è venuto mentre cercavo di capire che cosa ci fosse nelle più belle canzoni di Rich Mullins che mi toccasse così tanto. Erano canzoni sincere e terrene, e quando le cantava, io gli credevo. Ma erano anche realizzate alla perfezione, ed era evidente che egli avesse un genio raro per la poesia. Oltre alla sua onestà e maestria, perché conosceva e utilizzava le Scritture, le sue canzoni portavano il peso della verità; non erano solo le sue idee, le sue canzoni erano intrise delle Scritture. Se si toglie anche uno solo di questi tre ingredienti, si ottiene qualcosa di diverso.
Per esempio, se hai una produzione artistica che è sincera e autentica, ma non è bella o ben fatta, avrai molta arte cristiana mediocre (sappiamo tutti bene di cosa sto parlando).
Se hai una produzione artistica che è onesta e bella, ma non è necessariamente biblica, finisci per avere un mucchio di arte mainstream (e tanto per essere chiari, non sto dicendo che non ci sia abbondanza di verità in quel genere di arte—sto solo dicendo che non può essere definita “cristiana”, perché non esprime il Vangelo come, ad esempio, può fare un inno).
E infine, se avresti un’arte che è di ottima fattura e intrisa delle Scritture, avresti degli inni. Gli inni possono essere fantastici, ma sono quelli che ti aprono il cuore a causa della vulnerabilità dell’autore che secondo me sono i più efficaci. Un chiaro esempio è la strofa “Incline a vagare, Signore, lo sento / incline ad abbandonare il Dio che amo”. L’autore dell’inno arriva giù fino al midollo con questa strofa, e c’è voluto del coraggio per scriverla. Questa non è una regola rigida, ma se non altro descrive il genere di arte che più mi ha toccato ed edificato.
Che cosa vorresti che ogni cristiano sapesse sugli artisti? E in che modo la chiesa può servire gli artisti che si trovano al suo interno?
Gli artisti non sono migliori di tutti gli altri. Non voglio far pendere l’ago della bilancia così che l’arte venga considerata in qualche modo più importante di qualsiasi altro dono che un cristiano porta in dote alla sua chiesa. Ma se è vero che il cielo e la terra sono pieni della gloria di Dio, allora è buono e giusto sostenere chi nella chiesa ci dà nuovi occhi per vedere questa gloria riempire ogni angolo della creazione.
Spero che la chiesa locale sia sempre alla ricerca di modi per accogliere i doni di ogni membro—anche di quelli come me che divorano film, romanzi e poesie. Penso a Eugene Peterson, il quale ritiene che gli scrittori e i poeti dovrebbero essere incaricati e mandati dalle chiese. Non so come funzioni tutto questo, ma sarebbe bello se la chiesa trovasse il modo, per esempio, di ricordarsi in preghiera dei musicisti itineranti, di inserire il lavoro degli artigiani nel culto domenicale, di far vedere agli scrittori che sono tenuti in considerazione e sostenuti. Ma vorrei ribadire che si potrebbe fare la stessa cosa con gli architetti, i dottori e gli insegnanti. La chiesa, come ho detto, è il giardino dove tutti i nostri doni crescono meglio.
Quest’anno ricorre il 20° anniversario del tour Behold the Lamb of God, che si concentra sulla storia della venuta di Cristo e sulla salvezza che Egli offre. Hai detto altrove: “Non c’è altra storia che vorrei fosse vera, nessun’altra storia che vorrei raccontare”. Dopo venti anni, quale impatto ha avuto su di te questo appuntamento artistico annuale? E qual è il tuo obiettivo per chi assiste ad uno di questi spettacoli?
Every Moment Holy, lo splendido libro di liturgie di Douglas McKelvey per i momenti quotidiani, contiene una “liturgia prima di salire sul palco”. Facciamo questa preghiera in quel tour quasi ogni sera. Una delle mie parti preferite della preghiera dice: “Fa’ che questi umili elementi, nelle tue mani, diventino un vero nutrimento per coloro che sono affamati di te. E per coloro che non sono ancora consapevoli della loro fame più profonda, fà che questo breve servizio che offriamo loro sia come una finestra che si apre e da cui possa soffiare il vento di un paese lontano, che susciti un anelito eterno di vita”. Questa è la mia più grande speranza per Behold the Lamb of God (a Natale) e Resurrection Letters (a Pasqua): che le canzoni risveglino un desiderio per Gesù in coloro che non lo conoscono ancora, e che accrescano questo desiderio in coloro che lo conoscono.
Ivan Mesa (dottorando, The Southern Baptist Theological Seminary) è direttore editoriale di The Gospel Coalition, carica che ricopre dal 2014. È il redattore di Before You Lose Your Faith: Deconstructing Doubt in the Church (2021) e co-redattore di Faithful Exiles: Finding Hope in a Hostile World (2023). Lui e sua moglie, Sarah, hanno quattro figli e vivono nella Georgia orientale.
Andrew Peterson è un cantante, compositore, produttore, regista, editore e autore di The Wingfeather Saga series e Adorning the Dark: Thoughts on Community, Calling, and the Mystery of Making. Peterson è anche il presidente della comunità creativa nota come The Rabbit Room e ha da poco fondato una casa di produzione cinematografica e televisiva, Shining Isle Productions, per produrre film d’animazione basati sui suoi libri.
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