Riscoprire un versetto trascurato sulla missione
La promessa di Filippesi 1:6
Filippesi 1:6 è uno dei versetti più familiari della Bibbia. Probabilmente lo conosci bene: “Colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (Filippesi 1:6).
Citiamo spesso queste parole per via del loro messaggio pieno di speranza e di certezza per tutti i credenti. Ma forse ci sfugge il modo in cui queste parole possono spronarci a un maggiore sacrificio per sostenere la diffusione del vangelo.
Dal primo giorno fino a ora
Quando Paolo menziona l’opera buona che Dio ha cominciato nei Filippesi, potrebbe essere facile concentrarsi sulla grazia attiva nel momento iniziale della loro conversione, come quando Lidia rispose per la prima volta al vangelo lungo il fiume (Atti 16:13-14). Ma Paolo potrebbe aver pensato a più che alla salvezza individuale dei Filippesi. Nel contesto immediato di questa lettera di sostegno missionario, Paolo rivolge il suo ringraziamento a Dio per la loro collaborazione (koinonia) nella sua opera missionaria “dal primo giorno” (Filippesi 1:5). Essi sono stati i suoi collaboratori dall’inizio.
Luca scrive che, subito dopo che Dio aprì il suo cuore al vangelo, Lidia mise generosamente la sua casa a disposizione della squadra missionaria di Paolo (Atti 16:15). Più tardi, quando Paolo e Sila partirono per Tessalonica (Atti 17:1), essi lo fecero grazie al sostegno finanziario dei nuovi convertiti di Filippi. In quanto tali, Paolo dice che essi facevano parte dell’inizio dell’avanzata del vangelo a Tessalonica (Filippesi 4:15-16). La loro preziosa collaborazione e la loro fede visibile portarono Paolo a ringraziare sempre Dio con gioia (Filippesi 1:4-5). E perché non avrebbe dovuto? Non ogni chiesa sostiene missionari spontaneamente e prontamente. Come lo stesso Paolo riconosce, i Filippesi sono davvero unici in questo senso (Filippesi 4:15).
Grazie a Dio, la koinonia dei Filippesi con la missione di Paolo non si è interrotta così velocemente come era iniziata. Anche se non conosciamo la quantità o la regolarità del loro sostegno, sappiamo che i Filippesi continuarono in questo atto di grazia. Rispondendo alla richiesta di Paolo di aiuto finanziario per la chiesa in difficoltà di Gerusalemme, essi diventarono un modello del donare con generosità. In effetti, la loro offerta abbondante era sorprendente se si pensa che fu fatta durante un periodo in cui essi stessi si trovavano in grande difficoltà (2 Corinzi 8:1-4).
Più avanti, quando Paolo dice che i Filippesi erano collaboratori dal primo giorno fino a ora, quell’“ora” (Filippesi 1:6) si riferisce in particolare alla difesa e alla conferma del vangelo da parte di Paolo a Roma (Filippesi 1:7). Mentre Paolo scrive la sua lettera ai Filippesi dalla prigione, egli ringrazia i suoi collaboratori macedoni per il loro prezioso sostegno consegnato da Epafrodito (Filippesi 2:25). Essendo stati con Paolo dall'inizio a Filippi e fino a Roma, i Filippesi divennero partecipi della grazia con Paolo. Essi condivisero l’opera soprannaturale del suo ministero apostolico provvedendo ai suoi bisogni quotidiani. L’opera che Dio aveva iniziato era continuata fino a ora e stava avanzando verso una fine gloriosa.
Fino al giorno di Gesù Cristo
Alcuni commentatori scartano l’ipotesi che Filippesi 1:6 sia una promessa esplicita per quelli che collaborano a sforzi missionari. Primo, perché Paolo scrive che l’opera di Dio avviene nei Filippesi (e non attraverso loro). Inoltre, quell’opera sarà completata fino al giorno di Cristo. Certamente, essi sostengono, Paolo non sta supponendo che i Filippesi provvederanno ai suoi bisogni materiali fino alla fine dei tempi. Molti commentatori ritengono che è preferibile interpretare questo versetto piuttosto come un riferimento alla santificazione personale, a individui che portano il frutto della giustizia quando compariranno davanti al Signore (Filippesi 1:11; cf. 1 Corinzi 1:8). Ciò è plausibile, dal momento che il contenuto della preghiera di Paolo include chiaramente il desiderio per la loro crescita spirituale (Filippesi 1:9).
Altri commentatori invece vedono dell’altro in Filippesi 1:6. La vergogna di essere associati a un criminale incarcerato avrebbe potuto facilmente mettere a rischio la volontà dei Filippesi di stare vicini a Paolo. Così egli scrive per ringraziarli per il loro dono e per incoraggiarli a perseverare nella loro collaborazione. È per questo che Paolo mette in evidenza la loro partecipazione alla sua opera (Filippesi 1:7). In virtù della loro costante koinonia nel vangelo, qualunque cosa accade a Paolo e attraverso di Paolo accade simultaneamente a loro e attraverso di loro. Così, mentre collaborano con l’apostolo in catene, essi sperimentano una certa misura della sua infamia. Ma, allo stesso modo, essi hanno comunione anche nel vanto della sorprendente diffusione del vangelo tra la guardia imperiale (Filippesi 1:12-13).
Come compagni di ministero, i Filippesi partecipano al frutto del lavoro di Paolo. Quando un giorno egli sarà davanti al Signore, Paolo si aspetta di esultare per il raccolto di anime che, come i Filippesi, sono giunte alla maturità (Filippesi 2:14-16; 4:1; cf. 1 Tess. 2:19). Ma se Paolo il missionario pregusta la gioia nel giorno del giudizio a causa del suo impegno nel ministero, coloro che hanno pregato per lui e lo hanno sostenuto nella sua opera condivideranno certamente lo stesso vanto (cf. 2 Corinzi 1:11, 14). I Filippesi, dunque, non sono semplicemente un canale della grazia missionaria, ma sono anche i beneficiari della ricompensa missionaria nel giorno di Gesù Cristo (cf. Matteo 10:41).
Perciò, Paolo li esorta a continuare nella loro comunione fraterna con la preghiera e la generosità che richiede sacrificio, non perché egli ricerchi il dono ma perché egli ricerca il frutto che abbonda a loro conto (Filippesi 4:17). Essi hanno bisogno di riconoscere che l’opera che Dio ha iniziato in loro sarà portata a compimento un giorno davanti al trono. E che giorno di gioia, di ringraziamento e di ricompensa sarà quel giorno!
Riscoprire un versetto trascurato sulla missione
Questo ci porta a una domanda importante. Se per “l'opera” di Dio in Filippesi 1:6 intendiamo un’opera che necessariamente coinvolge la missione, non rinunciamo a uno dei migliori versetti di consolazione e certezza sull’opera di salvezza e di preservazione che Dio compie in noi? Non credo. Non dobbiamo scegliere tra queste due opzioni. L’opera di Dio in noi come descritta in Filippesi 1:6 può riferirsi alla santificazione personale e alla cooperazione missionaria.
È possibile, se non del tutto probabile, che Paolo avesse in mente entrambi i significati. Altrove nella stessa lettera, l’apostolo dice chiaramente che opera efficace di Dio nei Filippesi va oltre la loro collaborazione missionaria e coinvolge la loro ricerca attiva della santità (Filippesi 2:12-13, 16). L’opera della salvezza, come l’opera della missione, è di Dio dall'inizio alla fine, ma essa implica necessariamente sforzo e sacrificio da parte nostra. Nel suggerire che in Filippesi 1:6 si parla anche di collaborazioni missionarie, non corriamo il rischio di rinunciare alla dottrina della preservazione divina. Ma se applichiamo questo versetto soltanto alla nostra salvezza individuale e trascuriamo l’opera di Dio attraverso la nostra missione collettiva, ignoriamo il contesto della preghiera di Paolo e lo slancio del suo appello missionario. Di conseguenza, ci perdiamo uno dei più grandi incoraggiamenti che la Scrittura ci offre per sostenere in modo fedele e generoso il ministero del vangelo, da ora fino all’ultimo giorno.
Elliot Clark (MDiv, The Southern Baptist Theological Seminary) ha vissuto in Asia centrale, dove è stato un fondatore di chiese interculturali insieme a sua moglie e ai suoi figli. Attualmente è impegnato nella formazione di guide della chiesa locale all'estero con Training Leaders International. E’ anche l’autore del libro Evangelism as Exiles: Life on Mission as Strangers in Our Land (TGC).
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