Dove i fondatori di chiesa possono trovare sicurezza
Mentre le notizie sulla pandemia e i problemi ad essa associati iniziavano a circolare nei notiziari di tutto il mondo, la mia preoccupazione è andata subito ai nuovi fondatori di chiesa. Negli anni ho lavorato con abbastanza fondatori per sapere che questo fenomeno li avrebbe colpiti in modi che noi che facciamo parte di chiese più consolidate potremmo (e sottolineo potremmo) non comprendere pienamente.
Immagina di cercare di avviare la congregazione che hai appena formato: innumerevoli incontri a tu per tu, raccolta di fondi, la ricerca di un luogo in cui riunirsi e centinaia di altre cose da fare prima dell’inaugurazione. E poi c’è il decollo (un’esperienza allo stesso tempo straordinaria e terrorizzante) quando vi riunite per il culto di adorazione iniziale.
Col passare delle settimane e dei mesi, vedi i credenti vivere in modo missionale, i non credenti venire raggiunti e la leadership iniziare ad allargarsi. Anche se la strada è ancora lunga, puoi vedere questa piccola congregazione iniziare a mettere le ali.
Poi tutto viene messo sottosopra dal COVID-19. La fiducia appena ritrovata a febbraio è già sparita. Al suo posto subentrano insicurezza e indecisione.
Un tempo di paura
E’ come un pugno nello stomaco che non hai visto arrivare. Nessuno l’ha visto arrivare. Tutta quella formazione al seminario e tutte quelle sessioni di pianificazione adesso appaiono irrilevanti, e rimani con tante domande. Quando potremo riunirci di nuovo in sicurezza? E’ questo il momento giusto per investire risorse per fondare nuove chiese? Per quanto tempo i piccoli gruppi di credenti possono essere sostenuti online?
So che ci sono altre domande che possono ulteriormente opprimere il cuore e soffocare le speranze di un fondatore di chiesa, ma ci siamo capiti. In realtà, questo è il problema. Queste paure occupano un grande spazio nel nostro cuore. Esse diventano più grandi, e la nostra visione di Dio diventa più piccola.
Vorrei umilmente suggerire ai miei fratelli fondatori di fermarsi per un momento, fare un bel respiro e ricordare quanto Dio è veramente grande. Facciamo questo ricordando il libro dell’Apocalisse.
Un mondo spaventoso
Nel contesto di Apocalisse, i cristiani erano facili bersagli della persecuzione. Tacito, uno storico romano, scrisse: “Inoltre, a quelli [i cristiani] che andavano a morire si aggiungevano beffe: coperti di pelli ferine, perivano dilaniati dai cani, o venivano crocifissi oppure arsi vivi in guisa di torce, per servire da illuminazione notturna al calare della notte”. Nerone li accusò ingiustamente dell’incendio di Roma che egli stesso aveva provocato (Pietro e Paolo furono martirizzati sotto il suo impero). Possiamo dire che i cristiani del primo secolo dovettero affrontare paure opprimenti.
Ma poi Dio diede all’apostolo Giovanni una visione di Gesù che porta un messaggio per la chiesa turbata: una lettera che contiene una rivelazione. Questa lettera parla di una “bestia” che era venuta per distruggere il popolo di Dio, ma che invece è distrutta dal Dio di questo popolo.
La lettera si apre così: “Rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli diede per mostrare ai suoi servi le cose che devono avvenire tra breve” (1:1). Gesù stava dando al suo popolo tribolato uno sguardo nel loro futuro. L’Apocalisse è Gesù che dice al suo popolo: “Questo è ciò che accadrà, e questo è ciò che voglio facciate. Ma in tutto questo, sappiate che io sono in controllo”.
Gesù se ne è andato come Agnello ma ritornerà come Leone.
Un Dio fedele
Perché Gesù condivide questa rivelazione con il suo popolo? Perché le sue paure lo stavano opprimendo. Certamente avrebbero oppresso me! Dio voleva che il suo popolo sapesse, senza ombra di dubbio, che egli è in controllo di tutta la storia per i suoi scopi (e per il nostro bene). Egli voleva che il suo popolo trovasse la sua sicurezza nella sua sovranità.
Notiamo che egli non ha promesso di eliminare le circostanze che li spaventavano. Infatti, le cose non fecero che peggiorare per questi cristiani. Dio non disse loro che non avrebbero vissuto tempi difficili, o che le cose sarebbero diventate più facili. Egli disse: “Ci penso io. Io sono in controllo. Niente di quanto succede può cancellarvi dai miei piani. Il vostro è un futuro con una speranza”. Egli può dire questo perché è l’unico vero Signore. Egli è l’Alfa e l’Omega, che annuncia la fine sin dal principio, che fa tutto ciò che gli piace, il cui consiglio sussiste per sempre (Isaia 46:10). In questi tempi di incertezza, possiamo essere certi di lui. Quando siamo tentati ad aver paura, il suo carattere costante è l’ancora della nostra fede.
Fondatori di chiesa, ascoltate la voce del vostro Re. Non combattete le vostre paure negando la loro esistenza o minimizzando il loro effetto. Combattetele considerando le loro dimensioni alla luce della grandezza di Dio. Perciò, ridefinisci le proporzioni delle tue reali apprensioni alla luce della bontà e della grandezza del Re dei re e del Signore dei Signori. Lo stesso Dio che ha consolato il suo popolo nel primo secolo intende consolare il suo popolo nel ventunesimo secolo, perché il suo controllo della storia non è meno certo.
Possiamo anche non sapere quello che il futuro riserverà alle nostre chiese in via di fondazione per quanto riguarda il COVID-19, ma conosciamo colui che ha il futuro nelle sue mani. La nostra sicurezza nel fondare chiese non si trova nei nostri piani, nella nostra formazione o nelle nostre risorse. La nostra sicurezza si trova nella sua sovranità.
Yancey Arrington è il pastore per l’insegnamento della Clear Creek Community Church di Houston, Texas, dove serve dal 1998. Ha una passione per la centralità del vangelo, la predicazione, la teologia, la leadership e la fondazione di chiese. Yancey è sposato con Jennefer, e ha tre figli. Ha scritto il libro di recente pubblicazione Preaching that Moves People oltre a Tap: Defeating the Sins that Defeat You (2010). Ha anche un blog: YanceyArrington.com. Puoi seguirlo su Twitter.
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